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giovedì 3 aprile 2014

Quando la scarpa da ginnastica ti tradisce


Ci sono dei momenti, nella vita, in cui è necessario mettere da parte la propria personalità e mettere davanti il proprio ruolo, insieme alla forma che abbiamo assunto all'interno della società. Sono le occasioni formali: matrimoni, comunioni, cresime, lauree, proclamazioni di vario genere, colloqui di lavoro e quant'altro.
Sono le stesse occasioni che risvegliano una consapevolezza essenziale: le tue stupende, amatissime, comodissime scarpe da ginnastica questa volta non saranno d'aiuto, nè lo sarà la tua morbida, calda felpona comprata a Porta Portese, o i fidati e sempre adeguati blue jeans.

Non so voi, ma per me è sempre così. Non importa quanti vestiti e scarpe eleganti o formali abbia comprato per occasioni precedenti: l'occasione successiva presupporrà sempre che debba comprare qualcos'altro. C'è sempre un motivo per cui la roba già comprata, infatti, non va più bene. Vi sfido a dimostrare il contrario.

Dunque quando arriva quel tale momento, una delle certezze è che spenderai in vestiti più di quanto avresti speso per comprare il cibo degli altri novantacinque invitati. 
Un'altra delle certezze è che, se sei donna, dovrai sottoporti ad almeno due delle torture classiche: ceretta da capo a piedi e scarpe scomode, la prima delle quali, se è inverno e sei single, sarà sicuramente una spiacevole incombenza.


Mi sono fatta una foto alle gambe, per rendere l'idea

Nel mio caso specifico, le occasioni formali sono una fortissima fonte di stress, persino quando - giustamente - alla gente della mia presenza frega meno di zero - leggasi: al matrimonio di qualcun altro, ad esempio. Devo essere presentabile. No, non presentabile. Perfetta. Del tipo che se non levo con la pinzetta quel peletto sotto il mento, passerò un'orribile giornata di umiliazioni, sotto gli occhi giudicanti di perfetti sconosciuti che, con la loro super-vista da falco, individueranno il fantomatico pelo e rideranno di me quando sarò girata di spalle. Campioni di "Un, Due, Tre, Stella", costoro.

Quando ormai sono lì, come è accaduto oggi per la proclamazione del mio dottorato - suona molto più figo di quello che in realtà è, specie data la nota serietà della mia università - ci sono poche certezze, ed una di quelle è che emulerò Jennifer Lawrence nella sua performance agli Oscar. Ma senza vincere niente.




La cosa migliore di queste occasioni è il cibo, ma ovviamente nessun cibo è previsto alle proclamazioni, per cui mi sono concessa uno spritz. Alle dieci del mattino, ma bisogna considerare che ero sveglia dalle sei, e se di solito mi sveglio alle 12 ed è normale bere lo spritz quattro ore dopo, ovvero alle 16..insomma, tutto torna. 
Quanto alle foto..sono venute decenti. 
Sembro un toporagno con la scabbia quasi in tutte, ma se non altro un bel toporagno. 
Un classico anche questo.



domenica 30 marzo 2014

Dove nemmeno Giovanni Muciaccia può arrivare


Il motivo per cui l'articolo di oggi sarà simpatico come un maccherone usato per bere la Cocacola, è il cosiddetto fattore "porcaputtana oggi c'è l'ora legale".
L'ora legale, che qualcuno mi ha gentilmente suggerito essere stata introdotta volutamente la domenica - cosa che la mia memoria da organismo unicellulare non mi permette di accertare - è quella cosa che arriva puntualmente quell'unico giorno dell'anno in cui hai l'assoluta necessità di dormire almeno 12h di fila. E' scientificamente provato.

Comunque.
Ieri sera era il classico sabato in cui hai quell'importantissima festa programmata da settimane che si sovrappone all'ultimo momento con qualcos'altro di vitale importanza, in modo del tutto inaspettato. Alcuni ricercatori hanno appurato che sarà impossibile adempiere ad entrambi gli impegni, qualunque sia la sagace strategia adottata - clonazione compresa.
Per mia fortuna, quest'atroce fatalità che mi avrebbe impedito di seguire Matthew McConaughey in tv è diventata un peso leggero da tollerare nel momento esatto in cui ho realizzato che, non essendo in possesso di una televisione, il mio affezionatissimo Matthew non avrei potuto vederlo a prescindere. Un dettaglio che per qualche secondo gli slanci entusiastici e poi disillusi della mia indole bipolare mi avevano fatto dimenticare.



Ciao Maria. Lo senti l'odio intenso, cieco e profondo che ti ucciderà
nel sonno stanotte? Bene. Molto brava, Maria. 
(Scusate se non affronto il tema "Matthew McConaughey ad Amici", ma sono ancora afflitta da un dilemma troppo grande: esiste un motivo plausibile per cui lui avrebbe dovuto preferire Amici di Maria De Filippi(!!!) a casa della sottoscritta? ..quando avrò trovato una risposta a questa domanda magari ne riparleremo)


Fatto sta che ho avuto la grande idea di indossare delle scarpe con il tacco, sebbene il mio portamento non ne giovi più di tanto, data l'andatura a Tirannosaurus Rex che assumo solitamente. La cosa fondamentale da sottolineare è che quelle calzature non erano semplici scarpe con il tacco. Erano scarpe con la parte davanti "aperta". Scarpe con il buco davanti - è un termine poco tecnico, ma rende molto bene l'ambiguità freudiana della cosa.
Mi spiego meglio, per chi sia stato tanto fortunato da nascere con le perle tra le gambe e non avesse avuto il piacere di provare quest'ebbrezza.
Supporto visivo

In attesa che il trampolo raggiunga l'altezza di un bambino di cinque anni, probabilmente dunque in attesa di poter contemplare le aquile senza bisogno di scalare montagne, la donna ha dovuto ingegnarsi. Non contenta di doversi radere per tutta la vita quasi ogni centimetro del proprio corpo con relative sofferenze o crisi esistenziali. Non contenta di aver avuto in regalo da Madre Natura cinque giorni al mese di "fiumi di porpora" che nemmeno il film. Non contenta di dover sopportare prima il trauma della verginità e poi quello del parto. Non contenta dei chilometri di tacco che viene indotta a portare. Non contenta di aver passato centinaia di anni denigrata ed in rapporto di non-parità con l'uomo..o forse proprio per compensare la mancanza di questa sfortunata condizione che va via via scomparendo.. Insomma, non contenta di mostrare la sua tempra in tutte queste epiche battaglie che la vita le ha concesso, la Donna ha dovuto trovare un altro modo di punire se stessa. Ed è per questo che sono nate le scarpe con il tacco ed aperte in punta.


Facciamo un esercizio immaginativo per comprendere meglio.
Vi propongo un setting alla Giovanni Muciaccia, Art Attack.



Immaginate una donnetta alta un metro e sessanta. Una tipetta bassa, magari in forma, quindi niente chili di troppo, tutto al suo posto. Dovrebbe pesare circa una cinquantina di chili, arrotondando per difetto, giusto? Diciamo che pesa cinquanta chili.
Adesso immaginate una circonferenza con il diametro poco più grande di quello dei colli delle bottiglie. Fatto?
La parte più importante arriva ora. Prendete la donnetta di cinquanta chili ed infilatela nella circonferenza. Potete usare la forza bruta, tanto è un esercizio d'immaginazione, nessuno potrà arrestarvi - mi raccomando, lasciate le referenze nei vostri commenti.
Fatto? Ah, non entra? 
Strano!

Eppure vi assicuro che le donne continuano a provarci, ad entrare in quella fessurina della calzatura, che mette in mostra il loro alluce in modo così sexy. Ve l'ho detto, anche io non ho resistito.

Il punto è che se cinquanta chili di donna vengono spinti per gravità dentro un foro di tre centimetri di diametro in cui chiaramente non possono entrare, quei cinquanta chili cominciano a prendere insistentemente la forma della scarpa, e questo è più o meno quello che è successo a me e soprattutto ai miei poveri piedi ieri sera.

Morale?
Non importa quante volte i tuoi piedi abbiano assunto una strana forma a mecco d'anatra minacciando di diventare dei piccoli punteruoli. Non importa quanti santi tu abbia tirato giù la sera in cui hai indossato quelle scarpe, nè quanti chilometri ti sia fatta a piedi nudi sull'asfalto, da metà serata in poi. Non importa se i tuoi piedi sembrano quelli della Piccola Fiammiferaia poco prima dell'ultimo fiammifero, e sempre sembreranno tali.
Se sei una donna, quelle scarpe torneranno ai tuoi piedi. Di nuovo.
Il prossimo sabato.

mercoledì 26 marzo 2014

Deodoranti da uomo e le mucche cospiratrici


Ed eccoci qui. Il primo post di questo blog, che comincia in una stanca sera di inizio primavera, con un sottofondo di piacevole istigazione al suicidio - grazie Lana Del Rey, le tue canzoni sono sempre un piacevole inno alla vita.

Devo ancora decidere che cosa sia questo blog di preciso. Devo ancora decidere se continuerò ad aggiornarlo o farà la fine delle altre decine di blog che ho aperto e chiuso a distanza di una manciata di post, ma voglio essere fiduciosa. Perchè non esserlo? E' un nuovo inizio!

Ci sono state diverse cose che mi hanno spinta a cominciare a scrivere qualcosa proprio questa sera, e la prima fra tutte è un'importantissima questione di naso: ho usato il deodorante di mio padre, costretta dalle circostanze particolarmente sfavorevoli - le stesse che mi hanno indotta a far crescere una piantagione di baobab geneticamente modificati sotto le mie ascelle, ovvero: non ero a casa mia, ergo niente rasoi, niente deodoranti, niente un sacco di cose. 
Premetto che si trattava di uno di quei deodoranti ad aria compressa, che per principio mi angosciano, e per un ottimo motivo: la mia prima esperienza fu disastrosa. Una nuvola di spuma per i ricci che continuava a gonfiarsi sul palmo della mia mano e sui miei capelli, roba che, a saperlo in anticipo, non mi sarei fatta lo shampoo. E poi il rumore. Mi mette ansia, con quel suo sibilo maligno, mi ricorda che sto maneggiando qualcosa di pericolosissimo per l'ambiente, quasi come le emissioni di gas delle mucche - che, ormai lo sanno tutti, sono le vere responsabili del buco nell'ozono. 

Immagine delle mucche inquinanti
Guardatele, che aria da distruttrici di pianeti!
Ora si capisce che i vegetariani sono dei cospiratori, eh sì.

Ma insomma, ho messo questo deodorante che già in principio si presentava malissimo, con il suo color argento-mammamiaquantomisentomaschio e le sue scritte in sans-serif-micacazzi, fosse mai che ti diano del finocchio perchè hai il deodorante bianco in Corsivo, magari con la scritta violetta. Dopo una prima sensazione di congelamento dei linfonodi, da ringraziare che sia primavera, perchè non sarebbe stato il momento di giocare a palle di neve sotto l'ascella, mi arriva alle narici quell'odore. Un odore a metà tra l'olezzo alcolico, la menta, un deodorante per ambienti - scaduto - e il "cazzo, forse prima di metterci il deodorante avrei dovuto lavarla". Eppure vi assicuro che mi ero lavata eccome. 

Google: "Deodorante uomo" -> deodoranti da uomo, forma allungata, colore nero grigio
Google: "Deodorante donna" -> ascelle. Perchè?


Ma sì, come si dice a Roma, "l'uomo vero ha da puzzà", ed è proprio su questo motto che credo abbiano lavorato le aziende produttrici di quella roba. Tutto regolare. 
Fatto sta che adesso, che davvero non mi lavo da stamattina, dopo aver affrontato un'intera giornata in giro, mi raggiunge questo olezzo che, come avrei dovuto aspettarmi, si è mescolato all'odore di muschio che avrebbe altrimenti capeggiato da quelle parti, restituendo una nuova fragranza degna d'un Arbre Magique. Fragranza che consiglierei agli omonimi produttori. Tanto ormai li fanno anche al gusto "Racing" e al gusto "Jeans", qualunque cosa siano, non vedo perchè non tentare.