mercoledì 2 aprile 2014

Scusa, non posso uscire oggi, devo pettinare le aragoste


Quando non hai voglia di uscire con qualcuno si vede dalle prime ore del giorno.
Devi vederlo la sera, all'ora di cena. Per cui ti svegli la mattina a mezzogiorno, e solo perchè è la quinta volta che suona la sveglia - e la cosa è preoccupante, perchè di sveglie ne hai messe solo due. Meglio non scoprire perchè ne hai sentite di più. Una volta spenta la sveglia ed appurato che se temporeggi un altro po' il pranzo potrebbe diventare la merenda delle cinque, ti ci vuole un'altra lunga mezz'ora di preparazione psicologica. Già, perchè se già la mattina in generale svegliarsi non è la tua attività preferita, nei giorni in cui devi fare qualcosa che non ti va di fare, uscire dalle coperte diventa spiacevole come rinunciare alla propria placenta dopo nove mesi di polleggio. Comunque, incapace di sollevarti ed usare i muscoli per qualcosa che sia più impegnativo del respirare, strisci lentamente verso il bordo del letto, ed aspetti che uno degli arti inferiori cada a terra a causa della gravità, cominciando infine a ripercorrere l'evoluzione delle specie animali nell'arco di pochi minuti. Una sorta di darwiniano riassunto in cui, da essere unicellulare il tuo unico neurone si moltiplica, gli occhi cominciano ad aprirsi e vedere, gli arti prendono vita e pian piano, da anfibio diventi rettile, e poi, bevuto il tuo caffè mattutino, ti viene concessa l'agilità del mammifero e via via la consapevolezza dell'Homo Sapiens. Il tutto in modo abbastanza graduale da far sì che passino almeno un paio d'ore tra l'inizio del processo e la fine.




Insomma, finalmente puoi metterti al computer in pace, quasi del tutto sveglio, mentre mangi svogliatamente il pranzo alle tre del pomeriggio, con ancora il sapore del sonno in bocca - ma sì, fai lo stesso questo sforzo - e apri Facebook, rendendoti conto troppo tardi di aver fatto un grosso, enorme errore. La chat improvvisamente ti segna tra i presenti, ed ecco: qualcuno ti contatta all'istante. Ti metti subito invisibile, ma ormai non c'è niente da fare. Qualcuno ti ha visto.
L'istinto ti dice di aprire la finestra di dialogo, ma la ragione ti suggerisce di non farlo. Non hai ancora accordato con la persona in questione l'ora ed il luogo dell'incontro di stasera, e speri che qualcosa ti impedisca di farlo. Un infarto fulminante. Un incendio improvviso. Un'esplosione. Un lontano parente ammalato. No, niente. La notifica è ancora lì, fastidiosissima ma intoccabile, e cliccando sui messaggi in alto - MA SENZA visualizzare - sai che si tratta proprio di quel che temevi. Temporeggi, ti guardi un telefilm, fai una decina di minuti di training autogeno chiudendo Facebook e sperando che nel frattempo Zuckerberg decida di farlo crashare definitivamente, ma lo riapri e scopri che è ancora tutto lì. Ti tocca, d'accordo.

Apri la chat, ed eccolo: "quando ci vediamo, e dove?" 
La tua testa dice NO NO NO ma le dita digitano "vediamoci al solito posto, alle otto e mezza". Ti arrendi al sacrificio imminente ed alla fine cominci a prepararti. Metti addosso le prime cose che ti vengono in mente, e qualsiasi cosa tu abbia scelto, sembra assolutamente, inesorabilmente scomoda, fastidiosa, spiacevole. Sei a disagio persino nella tuta che usi per stare in casa, e questo la dice lunga, ma pazienza, ormai non sarebbe più credibile l'improvvisa scoperta di un focolare di vaiolo sulla porta di casa tua. Devi andare.




Per concludere, alla fine di questo agonizzante percorso mentale in cui hai già vissuto la noiosissima cena almeno quattordici volte nella tua testa, e non l'hai ancora vissuta per davvero, il tuo telefono suona e ti annuncia che la persona che devi vedere è lì fuori che ti aspetta. Ormai sei quasi contento. Sei così distrutto che levarti questo dente è diventato persino un sollievo. Tra poche ore potrai tornartene a casa, a fare l'anfibio, smettere di rispondere a chiunque, ovunque, e comunicare l'influenza mensile che per purissima coincidenza ti colpisce sempre, dopo ogni occasione sociale. Sarai di costituzione debole? Chissà.
Ti aspettano otto ore di telefilm, patatine e birretta, per non parlare della tua placenta, da cui per oggi non uscirai più, nemmeno sotto ricatto.
Menomale che non manca molto al weekend.

Siamo carne senziente


Ogni giorno ci guardiamo allo specchio e riveliamo a noi stessi qualcuna di quelle che frequentemente chiamiamo "le nostre patologie mentali". Ieri mi è capitato di parlare con un'amica, ed è saltato fuori che lei si sente bipolare - e non è solo perchè guarda Shameless, anche se contribuisce.
Bipolare in senso clinico significa un sacco di sintomi particolari e limitanti, ma è risaputo che il senso comune sia uno psichiatra ben più esperto di chi possiede il famoso "pezzo di carta". Quanto fa figo dire di essere "psycho" al giorno d'oggi, nemmeno ai tempi di Caligola.





Quel che è preoccupante di questa tendenza a sentirsi esperti di tutto, essendo esperti di niente - io rientro assolutamente in questa categoria, vorrei sottolineare, per cui si tratta anche di un'autocritica - è che tendiamo a dare giudizi sulle cose considerandole in linea di massima assolute, sulla base di conoscenze che crediamo di avere e che abbiamo acquisito online, probabilmente sull'immortale Wikipedia. 
Il mio nuovo Dio insegna: 


"As sentient meat, however illusory our identities are, we craft those identities by making value judgements. Everybody judges, all the time. Now, you got a problem with that, you’re living wrong. "
"In quanto carne senziente, per quanto le nostre identità siano illusorie, costruiamo tali identità dando giudizi di valore. Tutti giudicano, sempre. Ora, se hai un problema con questo, stai vivendo nel modo sbagliato. "

 ..ciò non toglie che dare questi giudizi in modo assoluto, credendosi supportati da conoscenze che in realtà non abbiamo, abbia creato numerosissime costellazioni di presunti esperti di svariati argomenti, che rischiano di deviare il giudizio collettivo in determinate direzioni. Per dirla facile, se tutti dicono che True Detective è bellissimo, e cinque persone dicono che non lo è, e che è terribilmente sopravvalutato, noi comuni mortali non possiamo che domandarci: queste cinque persone sono le uniche che hanno dato un giudizio sincero e ponderato su certe conoscenze, senza seguire la massa, oppure hanno voluto dare un giudizio 'bastian contrario', così che la gente legga e parli di loro, pensandoli esperti





Avrete intuito che questo è esattamente quello che mi è successo ieri sera, leggendo diverse recensioni di True Detective, che ho finalmente terminato, non senza un certo dispiacere - Rust, mi mancherai.
Si tratta di una serie complicata da apprezzare. Una serie che eccelle nello stile, nell'atmosfera, nella musica, nelle interpretazioni, ma con una storia piuttosto lenta, a volte apparentemente debole, che rende difficile capire quanto di quello che stai vedendo ti piaccia oppure no. Sono arrivata all'ottava ed ultima puntata, l'ho finita, e devo ancora decidere il motivo per cui mi è piaciuto tanto. Per cui qualcosa mi è rimasto dentro. Cosa? E perchè, poi? Dunque ho letto diverse recensioni e la maggior parte ha ripetuto gli stessi concetti entusiastici che potrei ripetere io. Sono poi capitata su un blog in cui i cinque scrittori - tutti e cinque - non hanno per nulla apprezzato la serie, dando dunque giudizi, anche tecnici e apparentemente ben ponderati, tutt'altro che buoni.
E lì è nato il fantomatico dubbio: e se avessero ragione? Se mi fossi fatta influenzare dalla consapevolezza che i più siano andati in una certa direzione? O mi sto facendo infinocchiare da questi cinque personaggi che hanno la pretesa di capirne di più degli altri?



Se non l'avete mai vista, guardate la sigla di True Detective.
Solo quella. E' poesia.

Bisogna pensare con la propria testa, ma nel criticare un'opera - e per criticare intendo proprio nel senso più letterale del termine: fare una critica non necessariamente negativa - a volte ci vogliono delle conoscenze che non tutti abbiamo davvero. Avrei mentito se avessi detto che Guernica mi è piaciuto alla prima occhiata, sul libro di storia dell'arte. L'ho apprezzato solo dopo averne studiato la composizione e la filosofia che gli ha dato vita. Ma questa composizione, questa filosofia, spesso per il cinema e per le serie tv non sono così accessibili. Sembra che tutti ne siano in possesso, e sembra che nessuno lo sia davvero.

Dopotutto, l'arte raccoglie intorno a sè millenni di dibattiti su morale, estetica e quant'altro.
Detto questo, quindi, è impossibile concludere l'articolo con una conclusione vera e propria. Resta un articolo aperto al confronto sull'argomento, perchè sono davvero curiosa di sentire il parere di chi ci riflette, come faccio io.

Solo, non confondiamo "mi piace" ed "è bello". Nè "è bello" con "è interessante". 
Diamo agli altri gli strumenti per crearsi un'opinione da soli, ed avremo fatto la critica migliore. 


..e qui concludo. Mi mette un po' ansia scrivere un articolo semi-serio su questo blog. Ma perchè no?


martedì 1 aprile 2014

Cos'è la Friendzone e perchè esiste





Oggi sono uscita con un mio amico, un tale che conosco da quando ho iniziato l'università ed a cui ho sempre pensato come un ibrido privo di genitali, con cui chiacchierare tra un esame e l'altro, o in attesa delle lezioni. Quel classico tipo che non ti farebbe sesso nemmeno immerso nell'olio e con un sacchetto in testa - e non per cattiveria o bruttezza. Spezziamo una lancia per lui. E' solo che non ti fa sesso. Punto - e con il quale intrattieni un rapporto di piacevole amicizia non impegnativa.




Di recente questo tipo mi chiede spesso di uscire, e quando dal "ci vediamo una volta random forse all'università" si passa al "ci vediamo oggi per un aperitivo e domani per cena" sarebbe da ingenui non riflettere un po' su che natura stia cominciando ad assumere questo rapporto. Al che, non avendo lui dato cenni espliciti su tale natura, e trovandomi io in una condizione di leggero imbarazzo dato dall'ambiguità della situazione, ho capito che non mi resta altro che una possibilità. Ed è qui che, date le suddette premesse, entra in gioco l'ormai conosciutissima ma evidentemente non del tutto chiara Friendzone.


Sei stato Friendzonato se..

- "ti va di uscire questa sera?" "certo! Invitiamo anche Luca e Matteo?"

- "ti stanno proprio bene oggi i capelli" "davvero? Menomale, speriamo che lo pensi anche Francesco!"

- "ti adoro, sei il mio migliore amico" ..là, dove il termine migliore amico diventa un intercalare

- "bene, arrivati a casa!" *momento di silenzio in cui i vostri occhi si incontrano*
"grazie del passaggio, ciao!" e basta.

- al gioco della bottiglia lei ti dà un bacio sulla fronte

- "sei bellissima" "awwwn, grazie, che carino che sei!"

- "sei come un fratello per me"








..e via dicendo.
Inutile dire che tutto questo esista per un motivo particolare: evitare di arrivare alla classica situazione in cui lui o lei ci provano spudoratamente e a te non resta che fare un sorrisetto che somiglia implicitamente ad un "checcazzostaifacendo" e trovare il modo più carino per dirgli che se tiene le labbra a culo di gallina ancora un po', potrebbe venirti l'urgenza di dare di stomaco.

Il Friendzone è la selezione naturale che una persona opera su chi la circonda e che, generalmente, si basa su alcuni aspetti specifici di chi la subisce. In generale, se vieni friendzonato potrebbe essere perchè:


  • Sei un cesso
  • Sei noioso
  • Non avete nulla in comune
  • Sei così familiare che non le/gli faresti sesso nemmeno da ubriaco
  • Fai battute squallide
  • Puzzi
  • [ ..altra serie di brutte cose che preferivi non sapere ]

Questi sono i motivi per cui, di solito, chi viene friendzonato si pone numerosi interrogativi esistenziali oppure opta per uno degli unici due salvagenti mentali rimasti. Quello passivo "sicuramente le/gli piace un altro/a" o quello passivo-aggressivo.

"Sicuramente è gay/lesbica"


Non resta che una domanda, a questo punto. Come uscire dalla Friendzone? 
No, dai. Non state davvero leggendo questo articolo per sapere come uscirne, vero? 
Una volta friendzonato, non si torna indietro. Ma questo lo sapevate già.
Pace & amore.



domenica 30 marzo 2014

Dove nemmeno Giovanni Muciaccia può arrivare


Il motivo per cui l'articolo di oggi sarà simpatico come un maccherone usato per bere la Cocacola, è il cosiddetto fattore "porcaputtana oggi c'è l'ora legale".
L'ora legale, che qualcuno mi ha gentilmente suggerito essere stata introdotta volutamente la domenica - cosa che la mia memoria da organismo unicellulare non mi permette di accertare - è quella cosa che arriva puntualmente quell'unico giorno dell'anno in cui hai l'assoluta necessità di dormire almeno 12h di fila. E' scientificamente provato.

Comunque.
Ieri sera era il classico sabato in cui hai quell'importantissima festa programmata da settimane che si sovrappone all'ultimo momento con qualcos'altro di vitale importanza, in modo del tutto inaspettato. Alcuni ricercatori hanno appurato che sarà impossibile adempiere ad entrambi gli impegni, qualunque sia la sagace strategia adottata - clonazione compresa.
Per mia fortuna, quest'atroce fatalità che mi avrebbe impedito di seguire Matthew McConaughey in tv è diventata un peso leggero da tollerare nel momento esatto in cui ho realizzato che, non essendo in possesso di una televisione, il mio affezionatissimo Matthew non avrei potuto vederlo a prescindere. Un dettaglio che per qualche secondo gli slanci entusiastici e poi disillusi della mia indole bipolare mi avevano fatto dimenticare.



Ciao Maria. Lo senti l'odio intenso, cieco e profondo che ti ucciderà
nel sonno stanotte? Bene. Molto brava, Maria. 
(Scusate se non affronto il tema "Matthew McConaughey ad Amici", ma sono ancora afflitta da un dilemma troppo grande: esiste un motivo plausibile per cui lui avrebbe dovuto preferire Amici di Maria De Filippi(!!!) a casa della sottoscritta? ..quando avrò trovato una risposta a questa domanda magari ne riparleremo)


Fatto sta che ho avuto la grande idea di indossare delle scarpe con il tacco, sebbene il mio portamento non ne giovi più di tanto, data l'andatura a Tirannosaurus Rex che assumo solitamente. La cosa fondamentale da sottolineare è che quelle calzature non erano semplici scarpe con il tacco. Erano scarpe con la parte davanti "aperta". Scarpe con il buco davanti - è un termine poco tecnico, ma rende molto bene l'ambiguità freudiana della cosa.
Mi spiego meglio, per chi sia stato tanto fortunato da nascere con le perle tra le gambe e non avesse avuto il piacere di provare quest'ebbrezza.
Supporto visivo

In attesa che il trampolo raggiunga l'altezza di un bambino di cinque anni, probabilmente dunque in attesa di poter contemplare le aquile senza bisogno di scalare montagne, la donna ha dovuto ingegnarsi. Non contenta di doversi radere per tutta la vita quasi ogni centimetro del proprio corpo con relative sofferenze o crisi esistenziali. Non contenta di aver avuto in regalo da Madre Natura cinque giorni al mese di "fiumi di porpora" che nemmeno il film. Non contenta di dover sopportare prima il trauma della verginità e poi quello del parto. Non contenta dei chilometri di tacco che viene indotta a portare. Non contenta di aver passato centinaia di anni denigrata ed in rapporto di non-parità con l'uomo..o forse proprio per compensare la mancanza di questa sfortunata condizione che va via via scomparendo.. Insomma, non contenta di mostrare la sua tempra in tutte queste epiche battaglie che la vita le ha concesso, la Donna ha dovuto trovare un altro modo di punire se stessa. Ed è per questo che sono nate le scarpe con il tacco ed aperte in punta.


Facciamo un esercizio immaginativo per comprendere meglio.
Vi propongo un setting alla Giovanni Muciaccia, Art Attack.



Immaginate una donnetta alta un metro e sessanta. Una tipetta bassa, magari in forma, quindi niente chili di troppo, tutto al suo posto. Dovrebbe pesare circa una cinquantina di chili, arrotondando per difetto, giusto? Diciamo che pesa cinquanta chili.
Adesso immaginate una circonferenza con il diametro poco più grande di quello dei colli delle bottiglie. Fatto?
La parte più importante arriva ora. Prendete la donnetta di cinquanta chili ed infilatela nella circonferenza. Potete usare la forza bruta, tanto è un esercizio d'immaginazione, nessuno potrà arrestarvi - mi raccomando, lasciate le referenze nei vostri commenti.
Fatto? Ah, non entra? 
Strano!

Eppure vi assicuro che le donne continuano a provarci, ad entrare in quella fessurina della calzatura, che mette in mostra il loro alluce in modo così sexy. Ve l'ho detto, anche io non ho resistito.

Il punto è che se cinquanta chili di donna vengono spinti per gravità dentro un foro di tre centimetri di diametro in cui chiaramente non possono entrare, quei cinquanta chili cominciano a prendere insistentemente la forma della scarpa, e questo è più o meno quello che è successo a me e soprattutto ai miei poveri piedi ieri sera.

Morale?
Non importa quante volte i tuoi piedi abbiano assunto una strana forma a mecco d'anatra minacciando di diventare dei piccoli punteruoli. Non importa quanti santi tu abbia tirato giù la sera in cui hai indossato quelle scarpe, nè quanti chilometri ti sia fatta a piedi nudi sull'asfalto, da metà serata in poi. Non importa se i tuoi piedi sembrano quelli della Piccola Fiammiferaia poco prima dell'ultimo fiammifero, e sempre sembreranno tali.
Se sei una donna, quelle scarpe torneranno ai tuoi piedi. Di nuovo.
Il prossimo sabato.

sabato 29 marzo 2014

Come non perdere la dignità durante un trasloco


Questo pomeriggio ho terminato gli ultimi stralci di trasloco. Stralci che consistevano in una decina di viaggi su e giù per quattro piani di scale rigorosamente senza ascensore, carichi come i cammelli dei beduini egiziani. Niente di che, insomma.

Quando cominci a fare il trasloco, la tua mente costruisce una pianificazione approssimata di quante sedute psichiatriche e quanta fisioterapia dovrai affrontare, al suo compimento, ovviamente sottostimando il risultato in modo piuttosto notevole. Ma il vero problema dei traslochi è che quando hai svuotato quel grande scaffale colmo di libri, dvd, cd dei Blue e.."ommioddio, ma è Paolo Meneguzzi quello?", sei assolutamente convinta di essere a buon punto. Ne sei così convinta che, via via che sposti i libri del Battello a Vapore di quando avevi nove anni, i Cioè - ma perchè? - di quando ne avevi 16, i libri del Signore degli Anelli di quando ne avevi venti, mentre ti chiedi perchè mamma e papà ti abbiano fatta così acculturata - chili di libri negli scatoloni ti suggeriscono un interessante futuro a Recanati - ti fermi anche a frugare tra la roba.

Tra le varie cose che ti capita di trovare nascoste nei meandri di cassetti che non aprivi da tempo immemore, voglio ricordare una delle più raccapriccianti.


I cd masterizzati e comprati a 5€ dal marocchino 
di quando avevi tra i 13 e i 17 anni.

La vera tragedia di questi cd, è che nonostante siano passati oltre dieci anni, funzionano ancora tutti perfettamente, in barba a quel che dicono sulla loro normale durata, e decidere di buttarli non è sempre così facile. Finchè si tratta del cd di Nek (...) che ascoltavi negli anni '90, quando pensavi che le meches fossero trendy, che la parola trendy fosse trendy, e non ci fosse nulla di meglio di un ragazzo con i capelli a porcospino incazzato, le cose sembrano essere semplici. Anche il cd di Laura Pausini può finire nel cestino senza rimpianti, così come i vari Festival Bar, Lunapop, Jovanotti e compagnia. 



 


Ma poi arriva lui. Il primo cd dei Backstreet Boys, con la sua copertina stampata in inchiostro rosa, perchè ai tempi la tua stampante aveva finito il blu ed il giallo. Lui, l'immortale rappresentante di un'infanzia perduta - letteralmente, perduta - a sognare Nick Carter, con il suo taglio a scodella che ti fa chiedere come tu abbia fatto a non aver avuto bisogno degli occhiali fino a tarda età. Hai il disco tra le mani, nella tua mente riaffiorano i ricordi di quando avevi il tuo lettore cd all'ultimo grido ed ascoltavi almeno novanta volte al giorno le stesse tredici canzoni, e ti sembravano sempre più belle.. quando accade il peggio. 
La persona che ti sta aiutando a fare il trasloco - tua madre, o, nel peggiore dei casi, un tuo amico - intercetta l'oggetto incriminante, e ti pone inevitabilmente davanti ad un bivio esistenziale: mantenere la tua dignità gettando il tuo adorato Nick con il caro Filippo Neviani - Nek, per chi avesse la fortuna di non essere altrettanto informato - o perdere definitivamente tutto quel che è rimasto della decenza, e conservare gelosamente il cimelio?


Trovi quel vecchio poster e ringrazi Dio di averti dato,
dopo i vent'anni, un po' di gusto estetico

Ebbene, è qui che entra in gioco il talento maturato in anni di sfrenato collezionismo di qualunque possibile puttanata che i tuoi genitori non sono riusciti ad impedirti di tenere. 
Sorridi, guardi il tuo amico, fai una battuta tattica su come il trasloco faccia trovare cose davvero troppo datate, diventi improvvisamente simpatico ed accondiscendente che nemmeno gli animatori delle feste al McDonald's e poggi con finta indifferenza il cd il più lontano possibile dalle sue grinfie, promettendo di gettarlo. A questo punto proponi di fare merenda, ed infine cogli l'occasione per occultare l'occultabile in fondo ad uno scatolone, là, tra calzini e mutande. Là, dove la biancheria proteggerà il tuo insospettabile tesoro e nessuno oserà mettere mano. Giusto, magari sotto quella sporca.

Ecco fatto. Ancora una volta è filata liscia.
Ci rivediamo al prossimo trasloco, Nick.





venerdì 28 marzo 2014

La cioccolata dei poveri


Ho appena finito di vedere "Come farsi lasciare in 10 giorni" e mi dichiaro sconfitta: Matthew McConaughey è un genio. E' uno dei migliori attori in circolazione, e l'Oscar di quest'anno se l'è meritato davvero. Scusa Leo, ti vogliamo bene lo stesso.


Immagine presa dalla pagina "Un Oscar per Leonardo Di Caprio")

Le commedie romantiche sono la cioccolata di chi non può permettersi di ingrassare. Non che io senta la necessità di limitare le mie assunzioni di zuccheri, tutt'altro, ma mi sento di dare questo consiglio spassionato a tutte le donne con problemi di linea che hanno bisogno di drogarsi di qualche cosa. L'effetto collaterale dipende dalla persona. Nel mio caso, dopo i primi risultati a breve termine in cui affogo in quella piacevole sensazione di soffocare con un grosso marshmallow al cioccolato - una morte che potrebbe valere la pena - e relativi squittii nella scena in cui i due protagonisti finalmente capiscono di essere innamorati e si baciano, sopraggiunge la classica sensazione di vuoto esistenziale. Si sa, questo tipo di film regalano la piacevole speranza di vivere una storia che meriti di essere raccontata, ed al tempo stesso inducono le ragazze con i piedi per terra a sospirare deluse. Non solo la finzione è finzione, ma la realtà ha sempre un gusto del tutto diverso, e se ti stai drogando di commedie rosa, di sicuro non sei particolarmente ben disposta verso l'apprezzamento del concreto.
Mi spiego meglio: nessuno nega che una bella bistecca di manzo sia il cibo degli dei, ma chi potrebbe apprezzarla come si deve in un momento in cui desidera una cheesecake che trasuda marmellata di mirtilli? E' un piacere diverso, tutto qui.




Mi trovo quindi, adesso, in uno stato di sottile malinconia post storiabellissimaefelice, ed essendo anche un'ora di notte abbastanza tarda mi sento travolgere dai pensieri serali, quelli tristi, quelli dell'astinenza. La mente non va in nessun posto in particolare. Ho tutto quello che posso desiderare, ed ora come ora neppure un Matthew McConaughey mi renderebbe più serena - non è vero, DATEMELO SUBITO!! - eppure, adesso che nessun impegno mi chiama, a parte il sonno, il dramma dell'esistenzialismo mi coglie in pieno. E mi coglie impreparata. Al che, non posso che pormi qualche domanda su questo stato spiacevole.

Può, l'essere umano, convivere con se stesso serenamente, o è forse destinato a sentirsi sempre un passo indietro rispetto alle proprie aspettative di vita?

L'essenza del disagio è dentro di noi anche quando non ci sono reali problemi, oppure abbiamo inconsciamente problemi che nascondiamo a noi stessi?

La serenità è sempre accompagnata dal malessere, o, se c'è del malessere, è perchè si tratta di una serenità fittizia?


Ai posteri l'ardua sentenza. 
Me ne vado a dormire. 
Matthew, spero di sognarti. 
E che non suoni la sveglia proprio in quell'istante. 
Perchè accadrà proprio così. Succede sempre così.

Incontri ravvicinati del quinto tipo


Questa mattina ho avuto uno di quelli che mi piace definire "incontri ravvicinati del quinto tipo".

Sveglia da pochi minuti, con tutto ciò che questo comporta - leggasi: faccia da attrice in The Walking Dead, occhiaie stile Colorado - il fiume, s'intende - caccolette di granito negli occhi e solchi che nemmeno un campo da golf sulla faccia - mi avvio pigramente verso la cucina. Da lì provengono i chiari segni di presenza maschile, ovvero delle note particolarmente basse a metà tra le fusa di un gatto e il borbottio di un paziente con demenza aggravata. Il "quasi ragazzo" della mia coinquilina. O forse dovrei dire "quel gran figo del quasi ragazzo della mia coinquilina". 
Mi preparo psicologicamente alla figura di merda imminente e decido in qualche frazione di secondo da che parte dovrò guardare, non appena fatto il mio ingresso. Infine, metto in pratica il tutto, anelando il mio caffè più di quanto qualsiasi figo alto due metri possa spaventarmi. 

Ed accade.
"Buondì!" il mio saluto allegro, studiato per sembrare spontaneo e non rivelare i piani di fuga che ho elaborato finora.
"Buongiorno!" rispondono allegri entrambi. Guardo lei, una frazione di secondo, quanto basta per non sembrare un fantasma, e poi guardo lui, così, per cortesia, pregando che non ricambi lo sguardo. E invece si gira, e nel pronunciare quella singola parola sorride. Ma sorride di un sorriso che mi sembra di essere fotografata da un fortissimo flash, in tutta la mia attuale bruttezza. Un flash ad alte temperature, perchè riesco perfettamente a percepire la materia che mi compone sciogliersi sul pavimento. Passo da zombie a blob in meno di un secondo.
E' questione di un istante. 




Sento le trombe ed i cori degli angeli nelle orecchie, tutto s'illumina e la mia faccia assume la classica espressione da gatto davanti ad una scatola di cibo da mezzo chilo. Mi sento la protagonista di un film particolarmente trash, eppure ho bisogno di particolare concentrazione per levarmi dagli occhi le stelline e i cuoricini che cominciano a trasudare da ogni poro possibile.
Mioddio.

Quanta bellezza tutta insieme, in un solo sorriso.
Nella mia testa, il replay della scena continua per ore, e posso assicurarvi che sta continuando anche in questo momento. Anche adesso che ho dovuto fingermi una persona simpatica per qualche secondo, e tentare di comunicare con lui mentre cucinavo la pasta, sentendomi sempre più ritardata. 

La peculiarità dell'incontro ravvicinato del quinto tipo, è che la sensazione di sentirti un sacchettino di grotteschi aggettivi - tutti sinonimi di stupidità, incapacità e bruttezza - aumenta proporzionalmente alla bellezza del soggetto che si incontra.
Più il maschio è bello, più divento una povera bertuccia spelacchiata e dislessica, in poche parole.
La mia espressione, generalmente, diventa quella di una cernia. E vi lascio il supporto visivo, per rendere l'idea.