sabato 28 giugno 2014

Trenitalia e il suo disagio


Ore 23.00, Stazione Cadorna, a Milano.

Il binario del treno, IntercityNotte, appare dieci minuti prima della partenza. Una mandria di persone probabilmente molto povere, data la sventurata scelta del treno, si aggira confusamente per la stazione, alla ricerca dei binari dal 14 in poi, apparentemente non pervenuti

Il primo fortunato diventa pastore del gregge, quando trova, forse per puro caso, una piccola indicazione ad segnalare la via. Da lì, il treno viene raggiunto in breve tempo, preceduto solo dalla sosta di pochi ingenui alle macchinette. Il viaggio durerà otto ore, forse di più, ed urge la presenza di cibo masticabile per lenire i morsi della fame che certamente arriveranno. 
Tra gli sfortunati, quella senza contanti inserisce la sua banconota da dieci euro nella macchinetta, la quale suggerisce piuttosto esplicitamente di non usare il bancomat per rifornirsi di nutrimento, che tanto dà il resto. 
La futura passeggera inserisce il codice del cibo scelto. Nulla accade.
Non ci sono pulsanti per farsi restituire i soldi.
Il treno sta partendo. 

Corsa verso il binario.
Il suo biglietto, pagato oltre 30€, adesso le è costato dieci euro in più. 

Sale sul treno, alla ricerca del proprio posto. Un'amica scopre il comfort delle cuccette, quelle dove ti forniscono l'acqua Fabia in piccoli contenitori larghi e bassi, formato ciotola di cane. Lei no.
Il suo posto è in una cabina classica, sei posti, porte chiuse, odore poco confortante a cui lei stessa, suo malgrado, contribuisce. Niente lamentele.
La luce è spenta, il treno parte, la cabina è già piena all'inizio del viaggio. Non appena l'Intercity prende velocità, il micro-finestrino in alto, l'unico apribile, si spalanca per qualche ironia della fisica che non approfondiremo. Lo chiude. Si riapre. Lo chiude. Sta per dormire. Si riapre. Lo richiude. 





Le ginocchia della sfortunata, quando seduta in posizione scomodamente eretta - quella che qualche sadico deve aver presunto che avrebbe potuto tenere per otto ore di viaggio - le sue ginocchia, insomma, si toccano con quelle dell'uomo di fronte a lei. Le piega a destra, manda avanti il sedere, ed il poggiatesta si scopre troppo alto. 
Deve scegliere tra il poggiare la testa e restare seduta impalata come le migliori zitelle o accasciarsi quel poco possibile, e rinunciare per sempre alle vertebre cervicali. 
Apre il piccolo tavolino 20x20cm, vi si appoggia. Uno scricchiolio. Meglio non rischiare. Il ginocchio poggia sotto il tavolino, per sorreggerlo, e scopre i residui di colle alimentari appiccicose di ignota provenienza. Foglio sotto il tavolino, ginocchio sul foglio. Sono passate due ore.
Alla terza ora, la borsa è sul tavolino, la testa è sulla borsa, il tavolino sul foglio, il ginocchio sotto il foglio, l'altro ginocchio allungato innaturalmente a sinistra, come il pezzo lungo del Tetris, tra le gambe di altri 5 sconosciuti nelle medesime condizioni. Si addormenta per sfinimento.
Altre due ore. Si sveglia. Il finestrino si è riaperto. Fa freddo, mette il cappuccio, la felpa sulle spalle, il golfino sulle ginocchia. La schiena duole e l'unico modo per dormire decentemente sarebbe sdraiarsi sul vicino di sedile, sicuramente non proprio disponibile allo scambio. Rinuncia. 
Dov'è Giovanni Muciaccia?



Immaginate la comodità di questo accrocco.

Mette la borsa sulla cima del sedile, tra questo e l'improbabile poggiatesta, vi si corica esausta, piegando le ginocchia in posizione fetale. Si sporcheranno i sedili, ma lì sono come bestie, e le bestie sporcano. Nessun senso di colpa verso le Ferrovie dello Stato.
Altre due ore di sonno. Non è ancora finita

Le ultime due ore di viaggio prima dell'arrivo a Roma trascorrono in uno stato di coma o svenimento, difficile distinguerli in queste condizioni, e l'unico motivo per cui riesce a non scendere a Salerno è che l'amica la sveglia in tempo. Arrivata.
Scende dal treno, le vertebre che nemmeno la torre di Pisa, il portafoglio vuoto, il sonno ai massimi storici, le ginocchia appiccicaticce ed il torcicollo incombente. 



Carro bestiame.
Immagine tratta da http://www.informarexresistere.fr/2011/07/15/freccia-rossa-%E2%80%98na-sega/

E' domenica, se lo ricorda solo ora. La domenica sulla Tiburtina passa un bus ogni 4 ore.
L'aspetta un chilometro a piedi, con il trolley e lo slalom tra topi, buchi, blatte e strani insetti marroni e molto grossi che cominciano a popolare i marciapiedi da qualche tempo.
Tuttavia il cielo è limpido, l'odore di merluzzo dei cassonetti sopportabile.
E' sola, lungo la strada, ci sono ancora dei tratti d'ombra, sopravviverà.


"Bentornata a casa"

lunedì 23 giugno 2014

Cesso pubblico: fai la tua scelta

Godendo dell'anonimato che questo blog mi fornisce, intendo raccontare uno di quegli scabrosi aneddoti che normalmente si raccontano da ubriachi alle feste e che, il giorno dopo, convincono a diventare astemi per il resto della propria ormai poco dignitosa esistenza.

Riprendendo quanto detto qualche tempo fa in un post ( clicca qui ) riguardo Milano, Trenitalia e soprattutto la carta igienica, vorrei innanzitutto spezzare una lancia per i nuovi treni Italo: anche nei loro bagni, in Seconda Classe, c'è la cosiddetta "cartadaculo", e questo è bene. Anzi, vorrei sottolineare che a Milano, in questi tre giorni, la carta è stata forse l'unica cosa onnipresente nei bagni, persino in quelli più scrausi in cui il sapone non funzionava, il rubinetto faceva scendere piccole pisciatine di acqua marrone chiaro, il cesso prevedeva l'assenza standard dello scarico e via dicendo, il sedere te lo potevi pulire senza dover usare le mani - con una sola eccezione che racconterò a breve. Grandissime soddisfazioni. Grazie Milano!





Quando si è fuori casa, uno dei problemi maggiori - specie per chi, come me, ha la vescica anoressica e l'intestino a breve termine - è quello di reperire un bagno prima che sia troppo tardi. Ogni birra, per quanto desiderata, se si è lontani da casa deve essere soppesata considerando quanti accessi al bagno saranno disponibili nel corso della serata. Manco a dirlo, il problema peggiora notevolmente quando ci si trova all'estero, cosa che implica frequenti visite all'onnipotente dio Mc Donald's, ovvero l'anticristo della salute e la salvezza dei portatori di cellulari scarichi ed internet dipendenti.

Tra gli strumenti più quotati per i frequentatori abituali di cessi pubblici, ma che ciascuno di noi dovrebbe portare con sè, per evitare che l'ingenuità rovini la propria vita per sempre, troviamo:



1 - Fazzolettini di carta

Preferibilmente un pacchetto intero. Non sappiamo quanti ne avremo bisogno, e generalmente c'è sempre qualcuno che li ha dimenticati a casa ed a cui non li si potranno negare. L'utilizzo che se ne fa è intuitivo, ma è forse utile ricordare di preparare il pacchetto o il fazzoletto singolo PRIMA di dover poggiare a terra il cappotto. Il cappotto che avete portato con voi prima di scoprire la mancanza dell'appendiabiti e la borsa in cui cercarli, s'intende: la quantità di liquidi vari che potreste spargere durante l'operazione di ricerca potrebbe essere pari alla quantità di liquidi sul pavimento del classico cesso pubblico. Quello su cui NON vorreste poggiare i suddetti oggetti nemmeno nei vostri peggiori incubi da mal di pancia.





2 - Amico che tenga il cappotto

Come accennato qualche riga più su, non è insolito che il pavimento dei cessi pubblici sia l'equivalente in scala del Mar Giallo. L'equivalente un po' letterale mdi un architetto in erba molto sadico, a dirla tutta. Impossibile, poi, aspettarsi che ci sia l'appendiabiti, a meno di non essere particolarmente in credito con il karma. La presenza dell'amico d'emergenza assicura, inoltre, che la porta resti chiusa per il tempo necessario ad evitare che tutto il mondo scopra della tua mancata visita all'estetista: a nessuno interessano i baobab che hai su gambe ed inguine, ma certamente in assenza della chiusura a chiave, a qualcuno verrà la splendida idea di aprire proprio mentre hai l'Amazzonia al vento.



Supporto visivo per immaginare la foresta di baobab


3 - Deodorante per ambienti / profumo

Non fondamentale ma particolarmente utile, il deodorante per ambienti permette di uscire dal bagno con il sorriso anche quando la prossima persona che dovrà entrarci è il tuo migliore amico: l'idea che possa sopravvivere ai tuoi residui di gas asfissiante è sempre di conforto. Al contrario, altrimenti, potrebbe essere una gran brutta morte.


4 - Sapone

A prescindere da quanti germi possano esserci nei residui che avete scaricato nel water del bagno pubblico in questione ed a prescindere dalle vostre abitudini casalinghe - inutile mentire, nessuno di noi lava le mani ogni volta che va a fare pipì, eddai - ricordate: la maniglia del bagno pubblico potrebbe essere stata toccata da appestati e portatori di strane epatiti alfabetiche..o, al di là di tutto, di sicuro da mani sporche di pipì ed escrementi altrui. Il sapone vi eviterà il problema di generare un nuovo focolaio di colera.


5 - Assorbenti

..se siete donne, s'intende. Perchè il ciclo non sarà mai il vostro migliore amico, e vi tradirà proprio quando crederete di averlo previsto. Nel dubbio, mettetene uno in ogni borsa, perchè approfonditi studi scientifici affermano che il frequente cambio di quest'ultima sia la prima causa d'emulazione di Fiumi di Porpora da parte delle donne sopra i 16 anni - perchè se avete più di due borse prima dei 16 anni allora siete nate dopo il 2000 e mi rifiuto di credere che stiate davvero leggendo questo blog. Dai.





Ovviamente quello che sto per raccontarvi è una storia realmente accaduta che prevede la mancanza di tutte le suddette cose. L'esempio perfetto per persuadervi all'uso di quanto elencato.


L'Aneddoto.

Dopo due soste al Mc Donald's di Piazza Duomo, il peggior Giuda che si possa immaginare in questa storia, non è strano che lo stimolo intestinale diventi più che uno stimolo. Le viscere mi si contraggono dolorosamente e mi costringono ad infilarmi, da seduta, un piede tra le chiappe, per evitare strane fuoriuscite sgradevoli. Le persone che ho intorno, ignare, continuano a chiacchierare ignorando la calamità in arrivo. Convinta di poter resistere alla forza che la natura mi ha scatenato contro, non solo resisto bensì la sfido inalando il fumo d'una sigaretta della mia amica lì presente. Non c'è bisogno del colpo di grazia - generalmente consistente nel caffè: quella singola aspirazione mi vince, costringendomi a correre verso un bar.
Entro nel locale con la birra in mano, ancora intera, comprata da una manciata di minuti da Esse proprio lì, per me, e guardo verso il barista con l'aria d'una rifugiata, sperando che la birra basti come dimostrazione di fedeltà "potrei usare il bagno? La mia amica ha comprato per me questa birra, poco fa..". Affatto convinto dal mugolio, che di certo gli pare una scusa mal congegnata, il barista sembra comunque farsi persuadere dal tono semi-disperato che la mia voce sicuramente trasmette.
Mentre attendo che un bipede termini il suo turno, l'ansia provocatami dall'urgenza mi fa sorgere un pensiero: apro velocemente la borsa e comincio a cercare i fazzoletti. Niente. Eppure ce li avevo, ne avevo visti due, prima. Uno potrei averlo usato, ma l'altro? Cerco ancora. Niente. Forse è sotto l'ombrello? Nada. Nella taschina piccola? Nisba. Deglutisco, il bipede esce ed io corro in bagno, assalendo trafelata la toilette. Ho le dita incrociate, attaccata mentalmente alla speranza di trovare la carta igienica, quella che per tre giorni ho trovato in ogni bagno di Milano in cui sono stata. Ecco, lo sguardo saetta subito in direzione della stessa ma..ancora niente. Non c'è traccia. Il disagio è forte, ma confido ancora nel fazzoletto che sono sicura di aver visto poco prima. Mi tiro giù i pantaloni, le mutande, e do sfogo alle querele dell'intestino con immenso sollievo, pur continuando a cercare imperterrita.

[Breve nota: posso giurarvi che, a meno di non essere costretta, io, come molti di voi, non sono il tipo che si mette a fare ste robe in bagni random. Generalmente le faccio solo nel mio. Di solito divento stitica per tutta la durata dei viaggi, roba di dieci giorni persino, per cui potete immaginare quanto possa essere stato disagiante quanto accadutomi, a prescindere]

Quanto risulta dalla mia sosta nel bagno del bar in questione si può immaginare con un minimo di fantasia, ma bisogna sottolineare - per quanto abbia la pelle d'oca al solo ricordarlo - che è molto peggio di quanto temevo: ovviamente è andato tutto ovunque, tranne che nel buco preciso del water, motivo per cui anche il bagno necessiterebbe una pulita. Eppure il mio primo problema sono ancora i fazzoletti. Con la borsa in bilico intorno al collo non riesco a cercare bene, decido per cui di poggiarla a terra, nello schifo che potete immaginare ci si trovi, per tirare fuori qualsiasi cosa vi sia dentro..così scopro che la speranza è l'ultima a morire, ma prima o poi muore. Niente fazzoletti. Nè puliti nè sporchi. Niente tovaglioli. Niente di niente.
Apro l'armadietto presente nel bagno, sempre più in crisi, ma nulla. Ragazzi, ve lo dico chiaro e tondo: in una situazione così, il culo come ve lo pulireste?



Per rendere il tutto più interessante, dopo qualche minuto sento la porta dell'anticamera del bagno che si apre e la scortesissima voce del barista mi chiede subito dopo "ci sei ancora? Qui c'è la fila, sbrigati". Mi si gela il sangue nelle vene. A prescindere dal fatto che ci ho messo davvero molto meno di quanto avrei potuto, quest'uomo, con la sua scimmiesca delicatezza, ha segnato definitivamente la mia tragedia quotidiana umiliando quel poco di dignità che credevo mi fosse rimasta.
D'accordo, a questo punto, data pure la fretta, non restano che due vie: la mano o i vecchi scontrini della spesa. La voce dell'Enigmista risuona nella mia testa: fai la tua scelta. 





Io scelgo gli scontrini e prego dio che nessuno sappia mai di tutto questo - salvo poi raccontarlo su un blog pubblico per pura autoironia o purissimo masochismo. Esco dal bagno dopo aver tirato l'acqua ed aver osservato lo scarico portare nelle fogne chili di patatine fritte, panini e dignità. Inutile specificare l'assenza di sapone per lavare le mani..una tragedia dover restare per metà pomeriggio con l'odore di scontrini sporchi di merda sulle dita, ma almeno l'acqua esce decentemente dal lavandino. Vediamola così.

Mentre fuggo dal locale - nel quale, a proposito, non c'era nessuna fila per il bagno, brutto stronzo di un barista maleducato - sono ancora sui miei piedi, viva, e mi sento meglio. Lo stesso non potrà dire quello che è andato in bagno dopo di me.





Il giorno successivo, mentre già elaboravo questo articolo pregustandomi il colorito racconto a cui avete assistito, finalmente sono potuta andare nel MIO bagno, con le MIE cose, con la MIA pulizia, il MIO pavimento, il MIO sapone. Il primo pensiero è stato quello di twittare quanto fosse grande il sollievo di poter fare pipì sapendo che ci sarà la carta igienica. Poi mi sono girata, piena di tutto quel gratuito compiacimento, ed ho guardato il rotolo: era finito.

domenica 22 giugno 2014

Pearl Jam a Milano, 2014


Immaginate un evento che avete atteso per anni. Un evento lontanissimo, qualcosa che non si sarebbe potuto verificare se non nella vostra immaginazione. Anni ed anni ad immaginare qualcosa senza l'intensità che avrebbe richiesto, e solo per non alimentare un'illusione non praticabile. Poi il tour dei Pearl Jam. A Milano. San Siro. Il mondo.




Lo stadio è pieno. Poco prima del concerto c'è stata la partita, Italia- Costa Rica, ai Mondiali. Una di quelle cose che sarebbe stato molto figo seguire, se solo mi fossi mai interessata di calcio. Se solo non avessi avuto voglia di farla finire il prima possibile per godermi quanto l'avrebbe seguita.

Poi d'improvviso comincia. La prima canzone è Release, non tra le mie preferite ma forse la migliore apertura che si potesse fare. Ho gli occhi già pieni di lacrime, mi tremano le mani, sono lì. Eddie Vedder canta e intorno non c'è altro se non la sua voce, lui, ovunque, nelle persone, nell'aria, nei respiri a tempo di musica, nei silenzi, nei pensieri di tutti, in ogni cosa. E' la prima volta che canto con lui. E' la prima volta che io ed altre sessantamila persone intoniamo le stesse note. Lo stadio ed il tempo si dilatano, poi mi abbracciano. Le tre ore sono durate pochissimo, eppure sono state intense da morire.




Avrei voluto chiamare chiunque, nella mia rubrica, per far partecipare altri a tanta bellezza. Avrei voluto abbracciare i miei vicini di sedia. Dico vicini, eppure eravamo lontanissimi, perchè se da un lato ognuno di noi era unito dalla stessa emozione, dall'altro quel momento era tutto mio. Eddie ha cantato per me. Per il mio vicino di sedia. Per la donna incinta, per il padre di famiglia, per ciascuno dei suoi figli. Eravamo lì, ed Eddie cantava per ognuno di noi. Credo sia stata la cosa più bella che si potesse provare: essere di fronte a qualcuno che ama quello che fa e che ti fa percepire quell'amore, te lo fa vivere, ti trasmette la passione in ogni canzone e fino all'ultimo, fino all'ultimo, tiene duro, tenendo sulle proprie mani le aspettative di sessantamila persone senza mai deluderle.

E' arrivata la mia canzone preferita. Ha cantato Jeremy, ci siamo uniti alla rabbia di quei versi e di quella musica. Eravamo tutti in piedi, le parole stridevano tra i denti e poi graffiavano l'aria, finchè alle sue grida si sono accompagnate le nostre. C'è un modo di descrivere la sensazione che si prova nel cantare la propria canzone preferita, tra le migliaia che si conoscono, insieme alla voce che l'ha accompagnata da sempre, insieme a così tante persone che attendevano di udirla?

Grazie Eddie.

(ometto ironie e quant'altro per trasmettervi l'emozione pura e semplice che ho provato. Però ammettiamolo, quando ha cantato Let it go abbiamo riso un po' tutti quanti, eh <3 )

venerdì 13 giugno 2014

Mancando unicorni, apprezziamo i cavalli


IL FATTO: La protezione civile ha distribuito gratuitamente delle bottiglie d'acqua Vitasnella il giorno del Gay Pride a Roma (2014). L'etichetta di queste bottiglie riportava i colori arcobaleno, il nome della suddetta marca e parole di sostegno per il 20° anno di Pride.

Fatte queste premesse, ci sono state persone - e non poche - che si sono lamentate di come la questione LGBT sia stata strumentalizzata per fare marketing, ovvero per come la Vitasnella abbia sfruttato il Gay Pride per farsi pubblicità, e dunque per fare soldi. A questi idealisti convinti che i bei gesti siano da apprezzare solo se totalmente e completamente disinteressati, voglio dire una cosa: gli unicorni non esisteranno mai e poi mai, cominciate ad apprezzare i cavalli.




Prima di tutto, è ovvio e NORMALE che un'azienda, qualunque essa sia, abbia come primo obbiettivo fare soldi, altrimenti essa non avrebbe ragione di esistere e non staremmo parlando di azienda, appunto. Questo non significa che azienda= IL MALE come tutti sembrano pensare oggi - a parte il fatto che non vedo cosa ci sia di male nel fare soldi, dato che noi tutti gradiremmo averne di più, se ne avessimo la possibilità, e che con il desiderio di farne non è detto che convivano necessariamente cupidigia, egoismo e quant'altro. Per favore, staccatevi dalla tv e venite a vedere di cos'è fatto il mondo reale: senza le aziende, i vostri genitori e i vostri amici sarebbero poveri, disoccupati e sotto i ponti a dormire con i cani. 
Comunque un'azienda è qualcosa che raccoglie persone in carne ed ossa. E' fondata, gestita, creata e tenuta in piedi da persone, oltre che da esse rappresentata, e costoro non sono necessariamente esseri spregevoli, piccoli Gollum a cui attribuire la fonte di tutti i mali del mondo..anzi! Costoro sono individui che, come me e come voi, hanno ideali, desideri, un'etica ed una morale personale che non sempre seguono l'interesse meramente capitalistico.

Perchè sottolineo questi concetti - affatto scontati? Perchè noto che si banalizza un po' tutto ed il qualunquismo dilaga. Insieme al meteo, l'altro argomento comune nelle conversazioni tra sconosciuti o semisconosciuti è quanto l'Italia faccia schifo, quanto tutto sia brutto, quanto le cose vadano male e via dicendo. Nessuno che usi un minimo di pragmatismo, a volte necessario. Comodo essere cinici, comodo lamentarsi sempre, comodo fare di tutta l'erba un fascio. Nessuno dice che le cose non vadano male, ma vedere "il male" in tutto ciò che in realtà è fondamento della società moderna, nel 2014 è ridicolo. L'anarchia è autodistruttiva.

Voglio sottolineare quindi che, per quanto possibile, NON E' scontato che un'azienda non creda nelle cause che sostiene, sebbene sia ovvio che nel sostenerle debba tenere conto della propria immagine e che possa trarre dei benefici dalle proprie azioni. Voi NON potete dire che la Vitasnella o chi per lei abbia distribuito acqua gratis al Gay Pride di Roma SOLO per fare soldi. Potete dire che quello fosse uno dei suoi scopi, ma non potete dire - perchè non potete sapere - che non abbia scelto quel bacino di consumatori invece di un altro perchè sostiene sinceramente tale causa. Magari sì. Magari no. Ma i pregiudizi non vi aiuteranno sicuramente ad avere una visione della situazione il più obiettiva possibile.




Secondariamente, vorrei smembrare questo mito utopico secondo il quale qualcosa di positivo è davvero apprezzabile solo e unicamente se fatto nel totale disinteresse. Se così fosse, non si potrebbe apprezzare nulla, salvo forse i gesti di persone rarissime o di individui che non si conoscono ed i cui scopi ci sono ignoti - solo perchè non conoscendoli li si può immaginare come purissimi, quali perlopiù non sono.
Quando si fa qualcosa di negativo per una buona causa, il fine giustifica i mezzi? Non sempre. Allo stesso modo, non tutto quanto si fa di positivo, seppur per cause non necessariamente altruistiche merita sempre di essere disdegnato. Perchè non possiamo essere contenti del fatto che qualcuno stia, ad esempio, contribuendo a diffondere positivamente la causa LGBT? Perchè non possiamo godere, sotto il sole cocente, dell'acqua gratuita che Vitasnella ci ha fornito? Dopotutto, avrebbe potuto farlo chiunque, ma solo quell'azienda ha scelto di fornircela. Sicchè? Dov'è il problema? Noi abbiamo bevuto e ci siamo dissetati, non siamo morti di disidratazione ed abbiamo potuto continuare felicemente la nostra parata. Un punto per Grifondoro! La Vitasnella ci ha guadagnato dei consumatori in più o, comunque, della buona pubblicità, soldi. Quindi? Altro punto a Grifondoro, perchè non ha fatto male a nessuno! Ci abbiamo guadagnato tutti, e oltretutto, gente, NESSUNO ci ha costretti a comprare questa benedetta acqua. Non è stato un ricatto, una minaccia, uno sfruttamento, una presa in giro come ho sentito dire. Abbiamo il libero arbitrio e siamo ancora liberissimi di scegliere di prendere l'acqua gratuita senza mai, MAI comprare in giro la medesima marca.

Smettetela di fare gli idealisti o i cinici all'eccesso. Nel mondo reale tutti hanno uno scopo, tutti cercano di ottenere qualcosa; nel mondo reale ci sono le aziende che tentano di fare soldi e le aziende sono composte da persone; nel mondo reale, tutti vogliono fare soldi, e fare soldi non significa essere cattive persone; nel mondo reale, quando qualcuno fa un bel gesto, non bisogna sempre inneggiare al complottismo ed andare a cercare gli scopi più bassi di chi lo compie. Un'azienda che per farsi pubblicità regala del cibo gratuito e buono a chi ne ha bisogno, è un'azienda che va scoraggiata? Ditelo alle persone a cui ha fatto del bene.

Io dico: meglio fare qualcosa di buono, seppur con un fine ultimo che realizzi il proprio interesse, che non fare proprio niente.


venerdì 30 maggio 2014

La zanzaretta vien dalla finestra in sul calar del sole


Le stagioni calde sono le mie preferite. C'è tanta luce; ci sono gli uccellini che rompono le balle tutto il giorno ma magicamente si spengono la sera, prevenendo persone armate di fucili e già pronte a mettere fine alla loro vita se non li fanno dormire (ah, la selezione naturale, caro Darwin!); il verde; le vacanze; i pantaloncini corti eccetera eccetera.
Durante le stagioni calde, soprattutto quando l'aria esterna permette ancora una certa escursione termica con quella dell'asciugacapelli, in ogni appartamento, specie quelli non dotati di condizionatore, compare l'elemento "finestra aperta" e con esso tutte le conseguenze del caso.

Ancora ignara, io, ed ingenua per via del mio recente trasloco, ho cominciato a dormire a finestra spalancata da qualche giorno. Mentre sicuramente qualche cavalletta gigante progetta la mia morte, misurando la lunghezza dei salti che dovrà fare per entrare nella mia camera, che è, ahimè, solo al primo piano, l'arietta fresca mi solletica le spalle notte e giorno, accompagnata da uno sciame di simpatiche zanzare.


L'immagine è brutta ma rende.

Andata a dormire la prima notte nelle suddette condizioni, ho avuto modo di scoprire una verità fondamentale - a cui però non intendo arrendermi per principio - ovvero l'inspiegabile gelo che ti coglie nel momento in cui, alle sei del mattino, l'arietta nemmeno troppo fredda ti restringe tutti i capillari di braccia, collo e spalle, costringendoti a fare il cavernicolo sotto il plaid, seguito poi dal più comprensibile effetto Sahara che ti fanno le coperte sotto le quali ti sei rifugiato per ripararti. Il tutto, per quel che mi riguarda, si è ripetuto almeno sei o sette volte senza che sia riuscita a trovare alcuna soluzione.Il risveglio ha quindi visto due enormi mezzelune viola comparire sotto i miei occhi stanchi..roba che se leggo in qualche libro che un protagonista ha delle occhiaie che lo rendono misterioso ed affascinante, ne faccio venire un bel paio all'autore, a suon di mazzate.


Gli unici a cui le occhiaie stanno bene sono i panda.

La seconda notte, l'infestazione di zanzare è aumentata. Hanno cominciato a generare tribù in giro per la stanza ed hanno poi iniziato qualche strano rito voodoo rumoroso, per cui il ronzio non ha cessato che per qualche istante. Istante in cui naturalmente facevo in tempo a cadere nel dormiveglia più innocente, solo per risvegliarmi di soprassalto quando la stronza succhiasangue veniva a sussurrarmi i suoi profondi segreti direttamente nel padiglione auricolare. E venitemi a dire, adesso, che Edward Cullen è ancora il vostro succhiasangue più disprezzato.

Mentre l'occhiaia prendeva lentamente la forma del Grand Canyon con un'interessante capacità di emulazione di luoghi geografici, è giunta la terza notte di finestra aperta. Questa volta sembrava che le zanzare, troppo grasse per volare, mi abbiano dato una tregua. Mi sentivo quasi propensa all'ottimismo, lo ammetto, ed ho chiuso gli occhi molto presto, sperando di precipitare presto nel torpore. E' proprio quando questo torpore mi ha annebbiato un po' la materia grigia, che delle voci sono emerse dal silenzio. E no, non era il mio inconscio che chiedeva aiuto. Erano un ragazzo e una ragazza. Li ho ignorati finchè non ho capito che la cosa sarebbe andata per le lunghe. Massì, litighiamo sotto il mio balcone, tra due palazzi, alle tre di notte. Perchè no?

Ho tentato invano di seguire la conversazione. Se non puoi farli tacere, almeno ascolta i cazzi loro, così dice il detto. Ma nonostante la breve distanza dal mio balcone, per l'esattezza meno di tre metri, la maggior parte dei discorsi mi sono sfuggiti - ahimè. Tutto quel che sono riuscita a captare erano le scuse remissive e docili del ragazzo che doveva aver fatto qualcosa di molto grave(?). E lui se n'è reso conto! Dalle due e mezza era lì che "Marika, mi dispiace, ho sbagliato, non  avrei dovuto".. sono sicura che se avesse conosciuto altre lingue l'avrebbe pronunciato anche in quelle. In russo, in tedesco, in arabo. E' pentito, non avrebbe dovuto fare quello che ha fatto eccetera.
Alle tre e mezza comincio a rimpiangere le zanzare. Al tempo stesso, provo una profonda pena per quel povero ragazzo, là sotto, investito quanto me da centinaia di parole su parole su parole, e nel sonno maturo per lui una certa empatia. Un'empatia tale che mi avvicino alla finestra, pronta a prendere non una ma ben due decisioni fondamentali.
Mi affaccio, guardo giù, schiarisco la voce..

"Marika, tesoro, si è pentito già mezz'ora fa, così, per dirtelo"


E qui, soddisfatta, la seconda decisione: chiudo la finestra. Torno a letto. Accendo il ventilatore.
Buonanotte.

(PS: se avete uno di quei ventilatori attaccati al soffitto, diffidate: le zanzare subiscono, sì, l'effetto tornado, ma non disdegnano il calcagno. E si sa che grattarsi i piedi può diventare molto spiacevole, ve lo dico per esperienza diretta)

sabato 24 maggio 2014

Per volare hai bisogno di ritrovare i tuoi pensieri felici!


Perfettamente conscia di quanto la felicità e la serenità siano labili e transitorie, sono in quella fase della vita in cui non mi sento nè formica nè cicala, bensì entrambe. Nella favola l'una 'spreca' l'estate lavorando sodo al fine di accumulare risorse per l'inverno, l'altra 'spreca' il suo tempo a cantare, trovandosi poi, nella cattiva stagione, senza nulla di cui vivere. Memore dell'esperienza triste dei due orripilanti insetti, ho deciso di godermi al massimo questo momento di completa e quasi inquietante soddisfazione e coglierne frammenti, piccoli ricordi, moniti, pensieri e quant'altro, per conservarli per quando il mondo mi volterà le spalle - sporco bastardo, oh. Scusate il francesismo.

Ho comprato una scatola, alla Feltrinelli, oggi. Anzi, me l'ha regalata la persona X, che da oggi chiameremo Esse. E' una scatola di latta, semplice come forma, molto carina come colori, ed è uno di quei classici contenitori in cui sarebbe uno scempio mettere qualcosa che non sia bellissimo e profumatissimo e piacevolissimo. Ci ho pensato a lungo, ed ho deciso di farne la mia "Scatola della Felicità", all'interno della quale mettere, chiaramente, oggetti che mi riportino a momenti felici. Tra le prime cose, il biglietto che Esse mi ha scritto per il compleanno, il biglietto del cinema del nostro primo bacio - sì, età mentale della sottoscritta: 14 anni - ed un sottobicchiere del posto e del giorno in cui ho festeggiato il compleanno di quest'anno. Bei momenti. In "inverno" aprirò la scatola e saprò che mi aspettano nuovi momenti per riempirla. Spero solo non diventino rimpianti, ma metterò al suo interno tutto quanto mi ricordi che sono stata io a rendere questo momento così perfetto, e non il mondo da solo. Così mi ricorderò di avere la stessa forza, da qualche parte, da poter usare di nuovo. Lo spero, almeno, oh. Non fatemi dubitare, shhh!



Scrive Rodari 
(e se non lo conoscete avete avuto una pessima infanzia):

Chiedo scusa alla favola anticase non mi piace l'avara formicaio sto da parte della cicalache il suo bel canto non vende,regala. 
..però la fusion ha più stile, dai.

giovedì 22 maggio 2014

Le feste di comple(d)anno


Tempo due giorni e sarò più vecchia di un anno. Per evitare il trauma che ne consegue, ho cominciato a dichiarare la mia età invecchiata già da qualche mese, motivo per cui è la terza volta che quando qualcuno mi chiede quanti anni compio mi viene da rispondere con l'età ulteriormente aumentata di un anno. Mi do due anni in più e la gente non se ne accorge, oltretutto, cosa che potrebbe davvero indurmi all'omicidio. Ma no, scherzo. Un giorno, quando crederete che abbia 50 anni, potrò finalmente ed orgogliosamente svelare di averne solo 48 e la carta d'identità mi darà ragione.

Due giorni e finalmente sarà la MIA giornata, quella in cui teoricamente tutti saranno ai miei servizi e dovranno compiacermi quanto più possibile. Ho giusto comprato un piccolo diadema per l'occasione.
Sì, lo so. E' utopistico e sbagliato, ma la mia idea di compleanno è questa qui, anche se nessuno ne ha davvero la consapevolezza. Meglio nascondere il Narciso dittatore che c'è in noi, ehm.





Ho sempre desiderato fare qualcosa di grosso al mio compleanno, e non sempre ho ottenuto quello che desideravo. Se anche voi avete fatto parte del "gruppo degli sfigati" (riferimento a due o tre post che ho scritto settimane or sono, leggeteli!) forse proverete una certa empatia nonchè un senso di identificazione per le mie fasi "compleanniche".



* Festa a casa con gli amichetti (dai 2 ai 5 anni)

La prima manifestazione di vita sociale del tutto inconsapevole e completamente vissuta dai genitori, è quella della festicciola dei primi anni di vita. Quella in cui generalmente ti vestono in qualche modo inquietante, ti umiliano con vestitini orridi di cui per fortuna tu non hai memoria, ed invitano tutti i bambini della tua età a casa tua - ma solo se i loro genitori hanno qualche possibilità di non essere dei rompicoglioni, perchè la festa è, in realtà, una scusa per girare filmini imbarazzanti alla tua persona. Sebbene questo tipo di party non rientri in quelli di cui hai memoria, sai bene che arriverà il giorno in cui qualcuno tirerà fuori la foto o il filmino stesso di tale occasione, attirando su di te attenzioni di un genere che non avresti mai voluto.





*Festa da McDonald (dai 6 ai 12 anni)

Resisi conto dell'insostenibile pericolosità di un branco di mocciosi sporchi e distruttori all'interno della propria casa, i genitori scoprono la semplicità, la velocità e soprattutto lo scaricamento di responsabilità delle feste organizzate dal McDonald. Cucinano loro, puliscono loro, l'animazione la fanno loro - o viene gentilmente appioppata a qualche pocopiùcheventenne - ed il genitore se ne deve stare al tavolo "dei genitori", in panciolle, sapendo che presto tutto sarà finito. Nel frattempo, tu ti diverti un casino, questo bisogna dirlo. Anche se non hai mai preso un panino diverso da quello offerto dall'Happy Meal, che a rivederlo ora è veramente molto triste, il cibo dal Mc era un must, e soprattutto la sorpresa prevista da quella casina di cartone era tutto quanto potessi desiderare. Se i genitori sono stati furbi, hanno scelto un McDonald con i giochini dove arrampicarsi, per stancarti nel tempo massimo di un paio d'ore, per cui dopo questi intensi momenti di gioco e soddisfazione, apertura dei regali e distribuzione di una torta che per quel che mi riguarda non ho nemmeno mai mangiato, se ne potevano tornare a casa tutti, senza prolungare l'agonia.



Parliamo dell'inquietudine di questa foto. Creepy.

*Festa in un locale, di pomeriggio (dai 13 ai 15 anni)

Quando la fase adolescenziale comincia a spingerti verso ogni tipo di cibo, facendoti attraversare lentamente la fase balenottera azzurra di cui un giorno riderai con una certa vergogna, il McDonald, con il suo Happy Meal scrauso e semi-vuoto non è più sufficiente. Arriva quindi la fase in cui i genitori, magnanimi ed un po' emozionati per la tua incredibile crescita in altezza durante i giorni dell'adolescenza - "ti portavo sul palmo della mano!" [cit...ciao Pa'!] - decidono di concederti di affittare un locale, da qualche parte, da allestire per una bella festa seria con i tuoi amici. Bisogna sottolineare che questo generalmente accade dopo una certa insistenza da parte tua. Insistenza in cui compaiono almeno un centinaio di "ma Giulia ha fatto questo al suo compleanno! Giancarlo quest'altro! E Tizio ha affittato un palazzo! Caio un castello! Sempronio tutto il mondo!" ..non c'è nulla di peggio di un pre-adolescente cagacazzi. Dunque la festa viene organizzata ed è più faticosa di tutto quanto affrontato finora. Bisogna comprare - e ricordarsi - i piatti di carta, i bicchieri, le forchettine, i tovaglioli di carta, le decorazioni, la torta, i coltelli e i cucchiaini per la torta, il cibo, le decorazioni, gli inviti, l'animazione, i palloncini e la relativa pompa, le bibite, le indicazioni per raggiungere il posto eccetera eccetera. Tutto questo, chiaramente, è onere dei genitori, che da perversi fautori di video trash di bambini grassocci si trasformano in pochi anni in martiri organizzatori di feste. Il contrappasso.


*Festa auto-organizzata (dai 16 ai 17 anni)

I sedici anni segnano inevitabilmente la fine delle feste organizzate dai genitori - fatta eccezione per quella dei 18 anni - e cominciano a diventare più discriminanti, nonchè più affini al tipo di persona che si è diventati. Se si fa parte del gruppo dei fighetti - e sottolineo "etti", perchè a quell'età è tutto molto relativo - è probabile che le feste vengano fatte in discoteca, con tanto di alcolici e locale intero prenotato, chiaramente invitando solo i propri amici. Sparisce, infatti, il senso di dovere nei confronti della propria classe: non tutti sono invitati, il che rende la cosa complicata ma al tempo stesso meno imbarazzante. Se si fa parte del gruppo degli sfigati - e indovinate in quale gruppo ero io.. - la discoteca è tabù e l'affitto di locali comincia a diventare superfluo: gli amici sono pochi e stretti, per cui si opta per il brindisi in qualche pub, di sabato sera, o il cazzeggio al parco, se si ha la fortuna di essere nati nella bella stagione.



Immagine assolutamente NON realistica di un'ipotetica festa.

*Festa dei 18 anni (solo a 18 anni, easy)

Per chi ha la fortuna di avere tanti amici e tanti soldi, oltre che genitori che vogliono riempire l'ego dei figli con una celebrazione in grande stile, è prevista, al compimento dei diciotto anni, una bella festa in un locale particolarmente wow. E' quasi d'obbligo comprare un vestito elegante, tacchi per le fanciulle, che da brave adolescenti in calore generalmente non vedono l'ora di sfoggiare la coscia - e cravatta per gli ominidi, che si divertiranno a dare giudizi 'esperti' sugli alcolici di tale occasione, sentendosi ormai grandissimi somelier. La festa prevede la presenza di quelli che mi piace chiamare "genitori-cartadaparati", ovvero gli individui adulti che supervisionano in silenzio il tutto ed hanno, come unica funzione quella di scattare le foto e portare la torta. Per il resto, se si è fortunati la festa riesce discretamente, ma il più delle volte c'è una fortissima presenza di persone sedute, nessuno che balla, gente imbarazzata negli angolini e tantissima musica sprecata. Se siete me, avete provato l'ebbrezza delle feste altrui e, nauseati dall'imbarazzo, dal disagio e dal superfluo, avete scelto una soluzione diversa: viaggetto ad Orvieto e ritorno in giornata. Una sola fetta di torta simbolica, una sola candelina e via. Best Birthday Ever.





*Festa ma anche no (dai 19 in poi)

Come va avanti il concetto di compleanno dai diciannove anni in poi è talmente personale che è difficile stabilire una categoria precisa. Per quel che mi riguarda, ho notato un lento passaggio dal pic-nic con amici, quasi tutti da parte del consorte, ma comunque una bella folla, al compleanno solitario con la sola migliore amica, venuta a casa mia per pena, dopo aver notato che la mia asocialità aveva praticamente azzerato del tutto le persone invitabili. Insomma, la festa era impensabile e indesiderabile, allora. La tristezza dilagava, la depressione ha avuto la meglio e poi, a distanza di un solo anno, da allora, ho riscoperto il piacere del festeggiamento con le persone a cui tengo: mi sembra di tornare ai sedici anni, e questo è bene per la mia autostima che invecchia.


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Ed eccomi, il giorno dopo la gran festa di ieri sera: ho riso, scherzato, parlato, saltellato, bevuto, mangiato, bevuto, bevuto, bevuto, bevuto.. non potevo sperare di meglio. Questo pensavo, con la testa nel cesso e la cena già mezza digerita che si ripresentava sotto forma di poltiglia e puzza di vomito schifosissima. Ho invitato a dormire da me la persona X, ed è stato molto, molto romantico farmi reggere i capelli da lei.
Una gran festa, migliore di quelle da McDonald quando i panini andavano a male ma te li servivano lo stesso.
Ci sentiamo quando mi sono ripresa.
Yum.